Alcuni Cerchi

«Ogni opera nasce così, come nasce il Cosmo, attraverso le catastrofi che dal caotico frastuono degli strumenti vanno a formare una Sinfonia, la Musica delle sfere. La creazione di un’opera è la creazione del mondo». (Wassily Kandinskij, 1909).

Vasilij Kandinskij: Alcuni cerchi, 1926, olio su tela

Quest’opera di Kandinsky ha ispirato più di una studentessa a realizzare progetti didattici di indubbio interesse, con una forte valenza interdisciplinare. Pur nella sua astrazione, l’opera rievoca l’immagine di una volta celeste, in particolare di un’eclisse, da qui il suo prestarsi al dialogo delle UDA proposte con le discipline scientifiche. Di seguito una selezione dei più interessanti.

«Ogni opera nasce così, come nasce il Cosmo, attraverso le catastrofi che dal caotico frastuono degli strumenti vanno a formare una Sinfonia, la Musica delle sfere. La creazione di un’opera è la creazione del mondo». (Wassily Kandinskij, 1909).

Col suo elevato grado di geometrizzazione e con il suo rievocare la volta celeste, quest’opera  consente con un  unico  filo conduttore di collegare molteplici argomenti di diversi ambiti disciplinari, soprattutto scientifici, il tutto nutrendo l’immaginazione e il pensiero creativo, realizzando quella fusione tra pensiero razionale ed emotivo che è alla base degli apprendimenti significativi.

Alla scoperta dell’opera

“Il cerchio”, ha affermato Kandinsky, “è la sintesi delle maggiori opposizioni. Unisce il concentrico e l’eccentrico in un’unica forma e in equilibrio. Delle tre forme primarie, indica chiaramente la quarta dimensione”

Alcuni cerchi (in inglese Several Circles) è un’opera di Vasilij Kandinskij realizzata tra il gennaio ed il febbraio del 1926. È un dipinto a olio su tela, dalle dimensioni di 140,3×140,7 cm, conservato presso il museo Solomon R. Guggenheim Museum a New York. Questo è un periodo che segna nella produzione di Kandinsky un nuovo punto di svolta in direzione dell’Astrattismo, l’autore è Influenzato dal costruttivismo, dal suprematismo. Il 1926 è anche l’anno in cui pubblica “Punto, Linea e Superficie” (Punkt, Linie zu Fläche) definito come l’espressione più articolata, matura e sorprendente del suo pensiero. In questo saggio analizza le proprietà del punto, inteso quale essenzialità, entità da cui tutte le forme geometriche prendono origine, e la linea, intesa come traslazione del punto nel piano. Alla base del saggio ci sono i corsi che Kandinskij tiene dal 1922 al Bauhaus, la prestigiosa e rivoluzionaria scuola tedesca di design, fondata da Walter Gropius, ed è questo il momento in cui Kandinsky ebbe il suo periodo più produttivo e prolifico. Qui ebbe l’occasione di effettuare un’approfondita ricerca analitica dei singoli elementi figurativi, individuando la natura e le proprietà degli elementi fondamentali della forma, in particolare del punto, della linea e della superficie. Le sue ricerche ben si inquadravano nella didattica del Bauhaus ed indirizzarono la pittura di Kandinskij entro binari precisi in cui l’astrazione si faceva geometria, anzi colore in forma geometrica. L’opera è in primo luogo uno studio sulle forme e sui colori, in cui una serie di cerchi di varie dimensioni si staglia su uno sfondo scuro, quasi nero, ed è un esempio  di come il punto, ingrandito a dismisura possa diventare “soggetto” di un’opera. L’obiettivo di Kandinsky era testare differenti combinazioni di colori per valutarne la diversa percezione sull’osservatore: uno studio sulle forme, i colori e le loro relazioni.  Infatti Kandinsky si fa in questo periodo influenzare, e con lui gli altri artisti del Bauhau, dalle leggi regolatrici dei processi percettivi individuate dagli studiosi della Gestalt. Così Kandinskij compie una ricerca sistematica  sulle configurazioni di forme elementari, sulle loro interazioni e sugli effetti ottici e psicologici da essi generati.

Guardando bene questo quadro, si ha come l’impressione di smarrirsi in una visione fatta di corpi celesti. In un campo scuro, che potremmo paragonare all’universo, si muovono dei cerchi colorati, alcuni isolatamente, altri in agglomerazione, come attratti del grande cerchio blu circondato da un’aura biancastra. Se volessimo già focalizzare la nostra attenzione su questa sovrapposizione del cerchio blu, predominante sugli altri per grandezza, sul cerchio bianco sfumato nei contorni, potremmo individuare il richiamo ad un secondo elemento di natura astrale: l’eclissi lunare. Inoltre, è presente un cerchio nero interno a quello blu richiamato, a sua volta,  dalla presenza di piccoli cerchi dello stesso colore che costellano l’intera opera. I colori, in alcuni casi resi trasparenti, sono disposti sulla superficie della tela e, grazie al mutamento di tonalità, percepiamo la sovrapposizione delle forme circolari. Emerge così la capacità dell’autore di rappresentare cerchi/pianeti che si sovrappongono e si eclissano a vicenda, senza però oscurarsi reciprocamente del tutto, ma facendo emergere la dimensione spaziale della profondità. Il loro movimento/ gravitazione segue delle linee attrattive: due delle quali sono forti, le diagonali, due deboli, le mediane. Il formato quadrato della tela concorre alla geometrizzazione dell’opera. Al di là della composizione, è interessante l’interpretazione di quest’opera. Il cerchio, protagonista del dipinto, è una forma geometrica che affascina moltissimo Kandinsky e che viene visto come un simbolo del cosmo e del divino. Armonia e perfezione si fondono dunque  in questo straordinario assemblaggio di cerchi.